Leap into the void.

La cara e vecchia paura di lasciarsi andare.

Cosa si fa quando ci si sente bloccati? Quando il confine tra stare bene con se stessi (e quindi non cercare qualcuno che ci completi) e la paura di buttarsi è molto labile?

Credo fermamente che volersi bene sia la più grande forma d’amore. Amarsi rende molto più facile amare nel giusto modo e nella giusta proporzione qualcun altro.
Il salto nel buio è una delle più grandi paure dell’uomo.
C’è chi la trova eccitante. Chi al solo pensiero si paralizza dal terrore ma in entrambe i casi ci porta a cambiare radicalmente il nostro stato attuale.
La comfort zone è un’arma affilata a doppio taglio. Ci fa sentire protetti come sotto una calda coperta ma al tempo stesso può limitarci nello scoprire quel meraviglioso, confuso ed esaltante mondo che ci aspetta fuori dal conforto che ci siamo costruiti con tanta cura.

Non credo nella solitudine nei numeri primi e difficilmente credo nel da soli si sta meglio.
In quel caso secondo me si è solo sbagliato compagni di viaggio.
Equilibrio tra stare bene con se stessi e esserlo insieme ad un altro. Tra proteggersi e tentare.
Quella famosa altra parte della mela serve a completare una vita che va vissuta, raccontata e condivisa.
Condividere completa il nostro essere vivi.

Non sempre va bene. Quasi mai ne usciamo illesi.
In quel caso cosa si fa?
Si continua a lanciarsi andare imparando a cadere nella consapevolezza che non siamo fatti per volare. Si continua a provare e a credere che il bello deve ancora venire e che quando accadrà sarà un film con la giusta colonna sonora. Quella da Oscar.

Rimanendo in tema musica, citando alcuni versi di Ask dei THE SMITHS:

Shyness is nice, and
Shyness can stop you
From doing all the things in life
You’d like to So, if there’s something you’d like to try
If there’s something you’d like to try
Ask me, I won’t say no, how could I?

The Smiths

Bisou

FF

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