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Il superamento del bello come processo di cambiamento.

Una spinta verso l’autodeterminazione grazie al concetto di Body Neutrality.

Abbiamo spesso sentito parlare di body positive, tanto che gli articoli e i post a riguardo superano il milione di visualizzazioni. Ci siamo chiesti da dove nascesse e come si sviluppasse il movimento ed abbiamo cantato le lodi della normalizzazione dei corpi con slogan diversi tra cui: anche io esisto. Giusto per sottolineare quanto ogni essere umano sia degno di rispetto, indipendentemente dal proprio aspetto esteriore e cercando, quindi, di allargare la concezione di bellezza a chiunque (un po’ come quando si dice che tutti i figli sono belli per le proprie madri, no?).

Eppure, oggi siamo qua a parlare di qualcosa di simile alla concezione di body positive ma che alla fine tratta di un processo con sfumature più realistiche e coerenti: il body neutrality

Facciamo subito un passo indietro e partiamo dal presupposto che nella maggior parte del tempo quello che le persone ricercano intorno a loro, chi più e chi meno, è il bello. 

Se nell’800 questa ricerca era incentrata all’interno delle discipline umanistiche come la letteratura e l’arte, oggi questo concetto si allarga. Ritorna un po’ il bello che narrava il movimento dell’estetismo, attraverso la ricerca di forme imperfette e realistiche tipiche dell’arte decadente.

Oggi, quindi, si lascia spazio ad una visione nettamente più realistica e cruda. Cosa c’entra la ricerca del bello con i temi della normalizzazione dei corpi? Se, da una parte abbiamo parlato di body positive, esaltando quindi la bellezza dei corpi – che col tempo mutano le proprie forme dando vita al cambiamento – oggi parliamo di quello che è il body neutrality.  Questo non è certamente un cambio di rotta ma una riflessione autocosciente che nasce proprio dai social, in particolare da colui che fa delle immagini il suo tutto: Instagram.

Anne Poitier è stata tra le prime life coach a portare con sé il verbo del body neutrality, sottolineando come questa concezione di accettazione sia ormai un grande rischio. Il movimento body positive ci invita ad amare i nostri corpi ma, allo stesso tempo, rende difficile far parte del movimento perché non riesce ad andare all’origine dell‘insoddisfazione dilagante che colpisce le persone non conformi agli standard. 

In sintesi, la base su cui si erge tutta la filosofia del body positive è assolutamente nobile ma la ricerca di integrazione e di accettazione diventano talvolta quasi un’ossessione. Anne, perciò, preferisce concentrarsi su questa sfumatura più neutrale, come dice la parola stessa neutrality, distaccandosi da ogni concezione estetica legata al corpo.

È certamente difficile ragionare senza etichette, considerando che nell’età moderna tutto fa parte di una categoria. Eppure, questa filosofa di vita non tanto lontana da quella citata nel mio articolo precedente sul body positive, renderebbe le persone più libere di concentrarsi su quello che il corpo ci permette di compiere, piuttosto che sull’immagine che esso ci lascia addosso. Potremmo dire che il body neutrality cerca, appunto, di neutralizzare due aspetti fondamentali per chi cerca di placare la propria ricerca emotiva: il primo è sicuramente la dannosità dei social, che col tempo ha fatto dei corpi una strategia di marketing, bombardandoci di stereotipi di genere, di creme dimagranti, di post che spostano l’attenzione su aspetti davvero banali che fanno più ridere che sensibilizzare.

Il secondo è, invece, più intrinseco poiché va ad eludere un concetto fondamentale della filosofia su cui sorge il body positive: sei bella anche se non rispetti lo standard.

quello che vuole la società di oggi è raggiungere un ideale di bellezza prefetto e ancorato ormai ad una forma irraggiungibile.

Caterina

Questa piccolezza strutturale è ciò che ci ricorda, purtroppo, che i nostri corpi non saranno mai accettati davvero, perché in qualunque modo la si ponga, quello che vuole la società di oggi è raggiungere un ideale di bellezza prefetto e ancorato ormai ad una forma irraggiungibile. Basti vedere come modelle tanto acclamate ricorrano, nonostante i ritocchi estetici, ad usare Photoshop per essere ancora più innaturalmente perfette. 

In conclusione, per stare bene con sé stessi è importante dare spazio a tutti i sentimenti del caso. Accettarsi non deve essere una priorità per chi non ne sente il bisogno, lavoriamo sulla nostra percezione, su come noi ci vediamo e prendiamo realmente coscienza della realtà che ci appartiene, solo così potremo davvero uscire di casa senza il batticuore per quel pezzo di pelle lasciato al sole. 

Un beso.

Caterina

Contributor per COTTON CANDY LAND

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